Un latitante sognava un Capodanno sereno tra le mura di casa a Gricignano, ma la rete della giustizia si è stretta all’improvviso. #Arresto #Estorsione #ComunitàLocale
Immaginate una notte di festa che si trasforma in un dramma improvviso: in un tranquillo parco residenziale di Gricignano D’Aversa, un uomo di 48 anni, Cuono Acerrano, noto come “Lello Acerrano”, aveva trovato rifugio, sperando di riunirsi alla famiglia per Capodanno. Invece, è stato circondato dai Carabinieri di Castello di Cisterna, ponendo fine a una latitanza durata ben sedici mesi. Questo momento, carico di tensione in un contesto urbano segnato da storie di criminalità, sottolinea quanto la normalità possa celare ombre profonde.
Acerrano, cognato di un noto boss come Antonio Aloia, detto “Tonino ‘o Cinese”, è stato fermato con l’accusa di estorsione aggravata, commessa in concorso con altri. La sua storia si intreccia con il tessuto sociale di questa area della Campania, dove il bisogno di lavoro spesso diventa terreno fertile per abusi. È una vicenda che racconta non solo un crimine, ma l’impatto su chi lotta per un’esistenza dignitosa, riflettendo come tali dinamiche possano erodere la fiducia nella comunità.
In un mondo dove il lavoro è una risorsa scarsa, Acerrano sfruttava la disperazione di chi cercava un’opportunità, come un operaio nei cantieri della linea Napoli-Bari. L’inchiesta dei Carabinieri ha svelato un meccanismo insidioso: offrendo posti di lavoro attraverso un consorzio, con tanto di visite mediche in una struttura di Castellammare di Stabia e contratti regolari, tutto sembrava legittimo. Ma ecco la trappola nascosta: una volta assunti, i lavoratori dovevano consegnare una parte del loro stipendio come “obolo” al loro benefattore, un ricatto mascherato da favore che lascia un’amara riflessione sul precariato diffuso.
Quando le vittime esitavano, le pressioni si intensificavano in modo brutale, come emerge dalle intercettazioni e testimonianze. Frasi minacciose come «Stanotte te faccio ‘o regalin» e «T’aggià taglia ‘a cap, ma che ti piens e ave a che fa ch’è sciem» riecheggiano l’atmosfera intimidatoria di certi contesti urbani, dove il timore scoraggia le denunce. Queste estorsioni, almeno tre casi documentati, coinvolgevano bonifici su carte intestate a Acerrano, tracciando un percorso di sfruttamento che colpisce dritto al cuore della comunità, evidenziando come il crimine non sia solo illegale, ma profondamente umano nel suo dolore.
Ora, con l’indagine rapida che ha condotto al blitz, Acerrano attende l’udienza di convalida, probabilmente nelle prossime ore. È un episodio che, pur nella sua specificità, invita a riflettere su come la lotta contro queste forme di prevaricazione protegga il tessuto sociale, ricordandoci che ogni arresto è un passo verso una comunità più sicura e giusta per tutti.