Domani la comunità ricorda Umberto Catanzaro, giovane calciatore perso in un agguato per un altro.

Domani la comunità ricorda Umberto Catanzaro, giovane calciatore perso in un agguato per un altro.

Una processione di luci accende Napoli contro l’ingiustizia, per un giovane strappato alla vita #Napoli #GiustiziaPerUmberto

Immaginate la sera che cala su Napoli, con le strade affollate di voci e ombre, e una fila di fiaccole che si accende come un fiume di speranza tra i vicoli storici. Stasera, alle 18, da Piazza Montecalvario fino alla Prefettura, la città si riunirà in una processione di luce per ricordare Umberto Catanzaro, il 23enne la cui vita è stata interrotta da un agguato casuale ai Quartieri Spagnoli il 15 settembre, culminato in una dolorosa agonia di 63 giorni all’ospedale Pellegrini.

In questo quartiere pulsante di vita urbana, dove il caos quotidiano si mescola alle storie di una comunità resiliente, la tragedia di Umberto risuona come un campanello d’allarme. Era un ragazzo qualunque, intrappolato in un momento sbagliato: alla guida della sua auto, si è ritrovato nel mezzo di un regolamento di conti camorristico, scambiato per qualcos’altro. Le indagini, seguite dalla procura, parlano di un errore fatale, un colpo sparato da persone armate – forse persino minorenni – che ha trasformato una giornata qualunque in un incubo. Non era un mondo di criminalità quello di Umberto; era un giovane solare, legato alla famiglia, appassionato di calcio che giocava per passione.

La processione, promossa dalla sua famiglia e dal loro avvocato, diventa un atto di unione per una ferita ancora aperta. Umberto era il pilastro di una casa piena d’amore: la madre Rosa Maria, che lo ha visto crescere con affetto, e l’uomo che lo ha trattato come un figlio fin dai suoi tre anni. Ma il suo sogno più grande era a un passo dal realizzarsi – stava per diventare padre di una bambina di nome Azzurra. Ora, quella piccola nascerà in un mondo senza il suo abbraccio, rubato da una violenza cieca che colpisce nel cuore della comunità napoletana, dove troppe famiglie vivono con la paura di questi “errori” che non sono mai davvero tali.

È qui che il dolore privato si trasforma in una richiesta collettiva, come un’eco tra le mura antiche della città. “Una famiglia distrutta che oggi chiede solo verità e giustizia”, come recita la nota degli avvocati che assistono i parenti. Questo raduno non è solo un momento di raccoglimento, ma un invito a non voltare lo sguardo, a pretendere chiarezza su mandanti ed esecutori, in un contesto dove la camorra rimane una piaga che devasta vite innocenti e frantuma speranze.

Alla fine, mentre le fiaccole si spengono, Napoli ricorda che storie come quella di Umberto non sono solo cronache di violenza, ma chiamate alla riflessione per una comunità che merita di più – un futuro dove l’ingenuità di un giovane non costi la vita, e dove la giustizia illumini davvero le ombre delle strade.

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