Cronaca
Villaricca, ponte allagato diventa trappola: salvati anziani, bimbi e una donna incinta
Nel cuore di Villaricca, ieri pomeriggio, il maltempo ha creato un’incubo improvviso. Il ponte di Surriento, spesso ignorato, si è trasformato in una trappola mortale dove le acque hanno reclamato le strade. Chi conosce queste zone sa che le piogge non sono solo acqua: sono uno squillo di tromba che annuncia la fragilità di un sistema infrastrutturale colpito dal tempo.
Le strade, già segnate da tombini otturati e canalizzazioni dimenticate, hanno ceduto. Via Roma ha visto l’emergenza irrompere con violenza: un lago inaspettato ha circondato le vetture, chiudendo in trappola gli automobilisti. “Abbiamo ricevuto decine di chiamate, non potevamo rimanere inerti,” racconta un carabiniere della compagnia di Marano, visibilmente scosso ma determinato.
Pochi minuti dopo, le pattuglie sono giunte sul posto, immerse in un scenario drammatico, familiare a chi vive qui. Acque alte quasi un metro e sessanta sommergevano le vetture; le operazioni di soccorso si sono trasformate in una lotta contro il tempo. “Abbiamo bussato sui finestrini per far uscire la gente. Non potevamo perdere neppure un secondo,” aggiunge un collega.
Sei vite sono state salvate in quello che è diventato un vero e proprio mare in tempesta. Due anziani, due ragazzini e una donna incinta: tutti rinchiusi nell’auto, mentre l’acqua iniziava a infiltrarsi. Il 118 ha fatto la sua parte, ma la scena attorno era desolante. Strade chiuse per ore, traffico bloccato, la fascia nord di Napoli in fermento, in balia di un caos insostenibile.
L’eco di queste criticità non si è fermato qui. Anche nel Casertano, le piogge hanno allagato le vie, richiedendo soccorsi per molte altre persone. Non parliamo solo di eventi metereologici: stiamo assistendo a un sintomo di trascuratezza, un territorio abbandonato dove la manutenzione è un miraggio. Il ponte di Surriento rappresenta una Villaricca in lotta con le propria fragilità, un avvertimento chiaro.
Finché non affronteremo seriamente le vulnerabilità delle nostre infrastrutture, saremo costretti a rivivere tali drammi. E chi pagherà il prezzo più alto? I più indifesi. La vera domanda resta: quando ci decideremo a prendere in mano la situazione?