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Cronaca

Sciopero a Telecontact: 1600 dipendenti bloccano Napoli, comunità in allerta.

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Sciopero a Telecontact: 1600 dipendenti bloccano Napoli, comunità in allerta.

È partita oggi la mobilitazione nazionale dei dipendenti di Telecontact, un’onda di dissenso che esplode da Napoli e si diffonde in tutta Italia. La causa? La cessione azzardata della società, un colpo che potrebbe compromettere il futuro di centinaia di lavoratori. “Siamo stanchi di essere ignorati”, urla una dipendente con gli occhi lucidi, mentre attorno a lei i colleghi annuiscono. Questo non è solo un problema aziendale; è un segnale della fragilità del lavoro nel Mezzogiorno, dove le promesse di transizione spesso si rivelano fumo negli occhi.

La protesta ha avuto inizio ieri sotto la sede romana di Poste Italiane, azionista di maggioranza di Tim, e durerà fino al 16 dicembre, con una serie di astensioni dal lavoro. Nel dettaglio, i 1.591 lavoratori coinvolti, di cui 303 a Napoli – per l’80% donne – sono pronti a dare battaglia per non essere spazzati via da una ristrutturazione che sa di truffa. A sentire le parole di chi vive questa realtà, la situazione è allarmante: famiglie che contano ogni euro, mentre prospettive più che incerte aleggia come un’ombra.

Al centro della battaglia c’è la vendita di Telecontact, ora al 100% in mano a Tim, a una nuova entità con un capitale sociale di soli 10mila euro. Questa newco promette di assorbire altri 1.789 dipendenti, ma le rassicurazioni sul destino occupazionale suonano come un miraggio, quando il sud è afflitto da crisi economiche. “La gente ha diritto a certezze, non vogliamo vivere nel terrore del licenziamento”, afferma un leader sindacale in prima linea.

Tim giustifica le sue scelte con la crisi profonda del settore e un calo del 35% negli ultimi dodici anni. Offrono percorsi di formazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione, ma chi vive in questi quartieri sa bene che le parole spesso mancano di sostanza. I lavoratori temono che i benefit aziendali, frutto di anni di contrattazione, possano evaporare, lasciando nello stipendio base una miseria, proprio mentre affrontano affitti salati e famiglie numerose.

I sindacati, da sempre sentinelle della comunità, sono in piena attivazione. Hanno pianificato un mese d’azione e premono per un incontro urgente presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy. “Vogliamo blindare le tutele e garantire un futuro a quasi milleseicento famiglie”, afferma un rappresentante sindacale. Tuttavia, il timore è che, come già accaduto in passato, anche questa volta le parole possano prevalere sui fatti.

I lavoratori di Telecontact non chiedono di più che dignità e chiarezza. “Non siamo pedine in un gioco più grande”, dice un altro dipendente, mettendo in luce il vero problema. La mobilitazione è solo all’inizio, e senza risposte concrete, questa voce potrebbe trasformarsi in un urlo insostenibile. Cosa accadrà ora? Si sentirà questo grido anche nei palazzi del potere?

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