Cronaca
Napoli, caos a Capodichino: Enac frena, ma Gesac prepara la rivolta!
Qui a Napoli, la tensione sale vertiginosamente all’aeroporto di Capodichino. Proprio mentre ci prepariamo per un futuro incerto, il conflitto tra l’ENAC e la GESAC minaccia di trasformare il nostro scalo in un campo di battaglia burocratico, con ripercussioni su turisti e pendolari. “La chiusura per 54 giorni è una follia,” commenta un commerciante di San Carlo all’Arena, preoccupato per le ricadute sul turismo.
Al centro di questa contesa c’è il piano di riqualificazione della pista, che dovrà iniziare nel 2026. L’ENAC chiede garanzie e riduzione dei disagi, mentre la GESAC, gestore dello scalo, difende la propria posizione: fare di necessità virtù senza compromettere la sicurezza. Una chiusura totale per 24 giorni consecutivi ha già acceso gli animi, e non è la prima volta.
L’ENAC ha immediatamente risposto alle dichiarazioni della GESAC, affermando che un piano di questo tipo non può essere accettato senza approvazioni adeguate. “Al momento il progetto non è ancora stato inviato all’Ente per l’approvazione,” ha dichiarato il presidente Pierluigi Di Palma. Un’affermazione che suona come un campanello d’allerta per tutti noi, che già ci abituati a vivere tra i ritardi e le complicazioni quotidiane.
A Napoli, l’aria è caricata e le persone non possono fare a meno di chiedersi: quanto peserà questa battaglia sulla nostra città? Il sindaco, da sempre in prima linea per difendere gli interessi locali, è atteso al varco. Le strade di Chiaia e l’animata Piazza del Plebiscito pulsano di aspettative. La comunità è preoccupata, e il rumore dei lavori è già percepibile, ma sono le voci dei cittadini a risuonare più forte: “Dov’è la pianificazione alla base di tutto questo?”
Mentre GESAC assicura che la trasparenza è la chiave della comunicazione e che il progetto è stato già approvato, la frustrazione tra i napoletani cresce. Ci si chiede se la responsabilità di pianificare correttamente ricadrà sui giusti interlocutori. Per molti, vivere in una città come Napoli significa destreggiarsi tra gli alti e bassi delle decisioni che sembrano più lontane dal quotidiano di quanto siano in realtà.
Siamo tutti coinvolti in questo gioco di potere. La vera domanda è: a chi giova questa battaglia? E, soprattutto, quanto davvero costa a Napoli, una città che non può permettersi di rimanere bloccata per più di un mese in un periodo cruciale per il turismo? Mentre i tavoli dell’ENAC sono attesi ad accogliere il piano esecutivo, la città continua a palpitarne, sperando in un compromesso. Riusciranno finalmente a trovare un accordo che non ci lasci in balia dell’incertezza?