Cronaca
I “sorveglianti” del clan D’Alessandro a Castellammare: pizzo nei cantieri e paura tra i lavoratori.
Castellammare di Stabia è stretta nella morsa di un’ombra che dura da cinquant’anni. Il clan D’Alessandro ha infilato le sue radici nel cuore della città, dove ogni vicolo sa di sogni traditi e speranze soffocate. “Non possiamo più tollerare questa situazione”, ci dice un commerciante locale, visibilmente provato. La vita quotidiana è scandita da estorsioni e paura.
Antonio Salvato, uno degli esecutori più fidati del clan, si muoveva tra i cantieri come un’ombra. Era lui l’inseguitore delle opportunità, il “monitor” dei lavori che dovevano essere, in teoria, occasione di crescita. “Era un ingranaggio indispensabile”, commenta un investigatore. L’uomo vigilava con attenzione, sempre pronto a ricordare agli imprenditori chi deteneva il potere. Ogni palazzo che sorgeva era un colpo d’occhio, ma anche un’occasione per il pizzo.
Una storia emblematica è quella di un geometra di Vico Equense, costretto a sborsare 1.500 euro. L’estorsione veniva sistematicamente eseguita con metodi intimidatori. “Era impossibile dire di no”, ci racconta sconsolato un testimone. Una somma trasferita a Catello Iaccarino, un nome che suona male anche solo a pronunciarlo, da spendere per qualcuno che aveva promesso protezione.
Il caso di una ditta in via Roma è la replica di un copione già visto: richieste iniziali che si gonfiano come un pallone. Altri imprenditori hanno paura, e le storie di pressioni fanno il giro della città. Il metodo usato è sempre lo stesso, una presa di posizione che si traduce in minacce e intimidazioni. “L’ombra del clan è pesante”, racconta un attivista che da anni combatte per la legalità.
Il termine “ummarell” diventa un simbolo agghiacciante di sorveglianza e complicità. Salvato non è solo un estorsore, è un occhio vigile che tutto vede. Ogni passo, ogni mossa, viene annotata e tallonata. Il suo ruolo non è solo di controllo, ma anche di distribuzione, come dimostrano le centinaia di migliaia di euro che gestisce.
“Ci troviamo di fronte a una guerra silenziosa”, afferma un esponente delle forze dell’ordine. Come cittadini, ci domandiamo: quanto dovremo ancora lottare per un presente migliore? La giustizia sembra lontana, e la sensazione di impotenza si fa sempre più forte. Castellammare merita un riscatto, ma il percorso è in salita. Chi avrà il coraggio di alzare la testa contro un nemico così insidioso? Le strade aspettano risposte.