Cronaca
Cardarelli nel mirino: 13 anni a Lama, ma la camorra continua a dominare Napoli
Nella Napoli che vive tra i colori dei vicoli e le ombre del crimine, la condanna di Riccardo Lama a 13 anni per mafia squarcia il velo su un sistema che continua a invadere anche i luoghi dove ci si aspetta di trovare cura e speranza. “È un duro colpo per la criminalità organizzata”, commenta un agente della squadra mobile, mentre i cittadini si interrogano su come sia possibile che la camorra si infiltri nei corridoi dell’ospedale Cardarelli, un simbolo di vita per molti.
Il processo, noto come “Kuadra”, ha portato alla luce la melma degli appalti truccati per le pulizie dell’ospedale. Inchieste che sembrano un film dell’orrore, dove l’imprenditoria si maschera da camorra, sfruttando le debolezze di chi si affida all’assistenza sanitaria. “Non sorprende chi vive in questa città”, mi dice un barelliere mentre raccoglie i pezzi di un day hospital pieno. Lama, titolare della società coinvolta, non era un semplice imprenditore; le sue mani erano sporche di soldi per il clan Lo Russo.
Tornando a quell’operazione che ha scosso il tessuto sociale di Napoli, l’intervento del 2016 ha visto il fermo di dodici persone, grazie a intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. “Dobbiamo combattere la mafia in ogni angolo”, dichiarò all’epoca il pm Henry John Woodcock, evidenziando l’urgenza di una risposta forte contro un nemico che sa come camuffarsi. A chi vive nel quartiere di Miano, la guerra è palpabile: mentre la giustizia si muove, la burocrazia spesso lascia spiragli per chi ancora prospera nell’illegalità.
Nel 2019, la Corte d’Appello aveva già inflitto condanne pesanti a personaggi chiave di questo ingranaggio, eppure il cammino verso la giustizia appare costellato di ostacoli. Chi credeva in un cambiamento si è trovato di fronte a una nuova realtà, in cui il programma di protezione per i testimoni è l’unico barlume di speranza in un sistema che sembra progettato per mantenere intatti gli interessi di pochi.
E ora? Mentre le motivazioni della sentenza di oggi sono attese nelle prossime settimane, i napoletani si chiedono se le parole di giustizia siano sufficienti. Le assoluzioni per alcuni e le prescrizioni per altri non fanno altro che alimentare un’atmosfera di sfiducia. Gli ospedali dovrebbero essere un rifugio, non un terreno di scontro tra i potenti e i vulnerabili. E mentre ci si prepara ad affrontare un’altra sfida, la domanda rimane: come possiamo garantire un futuro libero dalla morsa della camorra?