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Cronaca

Aule a 10 gradi e uscite pericolose: il Liceo di Sant’Angelo denuncia il caos scolastico

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Aule a 10 gradi e uscite pericolose: il Liceo di Sant’Angelo denuncia il caos scolastico

Nessuno si aspetterebbe di trovare situazioni del genere in una scuola del nostro tempo, eppure a Napoli, nel cuore di Sant’Angelo dei Lombardi, si vive un vero e proprio incubo. Gli studenti del Liceo Linguistico si ritrovano a combattere contro il freddo estremo al punto che, per loro, andare a scuola equivale a una sfida alla sopravvivenza. “Dentro ci sono 10 gradi, quando la normativa nazionale stabilisce un minimo di 18°C”, denunciano i ragazzi, chiusi in aule gelide con giubbotti e sciarpe.

Due anni fa, la decisione di spostare il liceo all’ultimo piano di un edificio abbandonato ha creato un isolamento mai visto prima. Mentre al piano inferiore il biennio della ragioneria continua a studiare, qui sopra una sezione di studenti vive un’odissea che intreccia disagi e solitudine. “Siamo completamente distaccati dagli altri indirizzi dell’istituto”, raccontano, rimarcando un fallimento della comunità. In un territorio dove la coesione è sempre stata una forza, ora la scuola, un luogo di apprendimento e socializzazione, diventa un simbolo di divisione.

I problemi vanno ben oltre il freddo. I tecnici affermano che la struttura è a norma, ma chiunque entri può vedere quanto la realtà si discosti dalle parole. Le uscite di emergenza sono interne, le porte antipanico spesso bloccate, e le finestre arrugginite non trattengono il vento che entra senza pietà. È una situazione che riporta alla mente le cicatrici del terremoto del 1980, un promemoria doloroso degli errori che non dovremmo ripetere. “Mentre ci fanno partecipare a una giornata di sensibilizzazione, la scuola cade a pezzi”, sottolinea un ragazzo, esasperato.

Il contrasto è inaccettabile: mentre a pochi metri di distanza la sede centrale gode di comfort e calore, i ragazzi qui patiscono non solo il freddo, ma anche l’indifferenza. “Nessuno ci difende. Anzi, dicono che siamo noi a non voler fare lezione”, lamentano. E davvero, è così? Possibile che il ricordo del sisma non spinga le istituzioni a intervenire con urgenza?

Le loro voci sembrano perdersi nel silenzio, ma gli studenti non mollano. “Venite a vedere. Abbiamo bisogno che qualcuno ci ascolti”, insistono, chiedendo a gran voce una maggiore visibilità mediatica. Una richiesta legittima, che mette in luce le disuguaglianze sempre più evidenti in un territorio ferito dalla burocrazia e dalle promesse non mantenute.

Sant’Angelo dei Lombardi merita una scuola sicura e dignitosa, che rappresenti il coraggio di un popolo resiliente. Ma sarà questo territorio in grado di voltare pagina e affrontare i demoni del passato? La risposta è nelle mani di chi, oggi, ha il potere di fare la differenza.

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