A Milano fermati due napoletani specializzati in furti di Rolex: un altro capitolo della cronaca cittadina?

A Milano fermati due napoletani specializzati in furti di Rolex: un altro capitolo della cronaca cittadina?

#ArrestatiCacciatoriDiRolex: Da Napoli a Milano, la caccia ai lussi rubati continua a tenere in allerta le strade lombarde

Milano, una città che ama sfoggiare il suo lusso, si trova ancora una volta a fare i conti con predatori provenienti da altre regioni, come questi due napoletani che hanno trasformato un semplice viaggio in una spedizione criminale. Come cronista locale, abituato a seguire le dinamiche di questa metropoli, vedo in episodi del genere non solo un fatto di cronaca, ma un sintomo di un problema più profondo: la facilità con cui il crimine sfrutta le nostre autostrade per migrare da sud a nord, alimentando un senso di insicurezza che pesa sulle vite quotidiane dei milanesi.

La Polizia di Stato, sotto il coordinamento della Procura di Milano, ha messo fine alle scorribande di questi due individui, un 38enne e un 47enne entrambi con un curriculum di precedenti specifici, accusati di aver orchestrato due rapine in piena regola su uno dei viali più trafficati della città, viale Fulvio Testi.Questi “specialisti” del rubare orologi di lusso non sono certo una novità per le nostre forze dell’ordine: la Squadra Mobile li considera parte di un andirivieni criminale che, negli ultimi mesi, ha riacceso i riflettori sulla sicurezza urbana, specialmente dopo casi eclatanti come quello del conduttore televisivo Stefano De Martino, derubato con metodi analoghi. È frustrante, da un punto di vista locale, notare come questi colpi fotocopia, spesso con guadagni da capogiro – parliamo di decine di migliaia di euro – contino su una ricetta collaudata che sfrutta le debolezze del traffico milanese.

La ricostruzione delle indagini, che ha coinvolto pedinamenti, servizi di osservazione e un’analisi meticolosa delle immagini di videosorveglianza, rivela un piano ben rodato. I due sono stati individuati e arrestati a Napoli grazie alla collaborazione tra la Sezione Antirapina della Squadra Mobile di Milano e i colleghi partenopei, un esempio di lavoro interregionale che, tuttavia, mi porta a riflettere su quanto il cosiddetto “pendolarismo del crimine” stia diventando un’abitudine. Secondo gli inquirenti, i rapinatori hanno agito in almeno due occasioni: il primo episodio il 5 febbraio 2025, quando hanno sottratto un orologio di lusso stimato intorno ai 20mila euro a una vittima bloccata nel traffico; il secondo, solo una settimana dopo, il 12 febbraio, con un orologio d’epoca di grande valore sia economico che collezionistico.

Quello che rende questa tecnica particolarmente insidiosa è il suo modus operandi, noto come “tecnica dello specchietto”, ma evoluta in una versione più aggressiva. Immaginatevi la scena: i due a bordo di scooter, in perlustrazione per le strade affollate, alla caccia di guidatori con orologi prestigiosi al polso. Una volta individuato il bersaglio, abbandonavano un mezzo e procedevano in due su un solo scooter, pedinando la vittima fino a quando il traffico non rallentava. A quel punto, il conducente urtava deliberatamente lo specchietto retrovisore sinistro dell’auto, fingendo un incidente e spingendo il guidatore ad abbassare il finestrino. In quel momento di distrazione, il complice balzava in azione, strappando l’orologio con violenza e dileguandosi in un lampo.

Grazie al lavoro degli investigatori, che hanno tracciato i movimenti dei rapinatori attraverso le telecamere e collegato i veicoli a soggetti già noti, è stato possibile ottenere l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ora, mentre i due attendono gli interrogatori di garanzia, le indagini proseguono per verificare se ci siano altri episodi collegati, in una rete di crimini che si estende ben oltre i confini di Milano. Come chi vive e racconta questa città ogni giorno, non posso fare a meno di sottolineare quanto questi fatti rivelino le crepe nel nostro sistema di sicurezza: il lusso che Milano ostenta attrae predatori, e senza misure più incisive, rischiamo di vedere repliche infinite di questa triste routine.

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