Napoli, la giustizia fa un passo avanti: nove imputati ammettono gli addebiti nel processo al clan Amato-Pagano #camorra #giustizia
La scena si è svolta ieri mattina nell’aula bunker del Tribunale di Napoli, dove nove imputati, tra cui Debora Amato e Enrico Bocchetti, hanno ammesso gli addebiti nel processo che li vede coinvolti per associazione camorristica e traffico di droga. Una mossa strategica che potrebbe portare a una riduzione della condanna, ma che non è garantita.
L’indagine, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato alla luce un sistema criminale evoluto, capace di aggredire nuovi mercati e di controllare le aste giudiziarie. Il clan Amato-Pagano, con basi a Secondigliano, Melito, Mugnano e Arzano, è stato scoperto a gestire un vero e proprio business della droga, con una rete capillare di affiliati e una “università del crimine” dove i maggiorenni insegnavano ai minorenni le tecniche dell’estorsione.
La strategia della confessione è diventata una prassi frequente tra le fila degli Amato-Pagano, ma non sempre viene premiata dai giudici. In questo caso, i nove imputati hanno scelto di ammettere le proprie responsabilità, sperando in un’ulteriore riduzione della condanna.
L’indagine ha anche fatto luce sull’uso sistematico di telefoni cellulari all’interno delle carceri, utilizzati non solo per le comunicazioni tra affiliati, ma anche per organizzare l’introduzione di stupefacenti negli istituti penitenziari. Inoltre, è stata sequestrata una società di noleggio veicoli, ritenuta una base logistica cruciale per le attività del gruppo criminale.
La nuova reggenza del clan, dopo l’arresto dei boss storici, è stata assunta da figure di vertice legate direttamente ai fondatori. Tra questi, Debora Amato, figlia della “zia” Rosaria Pagano e del defunto Pietro Amato, avrebbe gestito le casse del narcotraffico nel 2021, dopo l’arresto di Liguori.
Il processo proseguirà, con 56 imputati alla sbarra, e la giustizia continuerà a fare il suo corso. La speranza è che la confessione dei nove imputati possa portare a una maggiore trasparenza e a una più efficace lotta contro la camorra. Come “un sistema criminale evoluto”, il clan Amato-Pagano ha dimostrato di essere una minaccia per la società, e solo la giustizia può fermarlo.
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