Ragazzi deridono e lanciano pietre contro anziana: “Per divertirci”

Ragazzi deridono e lanciano pietre contro anziana: “Per divertirci”

Un episodio inquietante è stato recentemente verificatosi a San Paolo Belsito, un piccolo centro del Nolano, dove quattro giovani, di cui uno di 19 anni e tre minorenni tra i 15 e i 17 anni, hanno compiuto un gesto che ha scosso la comunità. Sono entrati nel giardino di un’anziana donna con problemi psichici e hanno lanciato oggetti contro la sua abitazione, deridendola e insultandola. Questi fatti sono stati accertati dai Carabinieri della locale Stazione a seguito di indagini e segnalazioni dei cittadini, indignati da quanto accaduto.

I quattro giovani hanno scavalcato la recinzione e hanno provocato uno stato di forte agitazione alla donna, che ha richiesto l’intervento del 118 e il successivo ricovero ospedaliero. È stata quindi denunciata la violazione di domicilio aggravata, ma la questione più profonda e scomoda che si pone è: dove abbiamo sbagliato? Il gesto, per la sua crudeltà gratuita, rappresenta il sintomo di una perdita di empatia e un vuoto educativo che si manifesta nella banalizzazione della violenza e nella trasformazione della sofferenza altrui in motivo di scherno o intrattenimento.

La vittima, un’anziana fragile, è diventata il bersaglio perfetto di una violenza che non cerca un tornaconto, ma un’emozione, un senso di potere, forse da condividere sui social o da raccontare come una sfida. È la logica del branco, quella che cancella la responsabilità individuale e trasforma la vergogna in divertimento. Dietro la cronaca, c’è un tema più ampio: la crisi dell’educazione emotiva e civica dei nostri giovani, che sempre più spesso sono coinvolti in episodi di violenza minorile, bullismo e disprezzo verso la fragilità.

La violenza non nasce dal nulla, germoglia dove la solitudine incontra l’assenza di guida, dove il gruppo diventa sostituto dell’identità e dove l’aggressività è l’unico linguaggio per farsi vedere e sentire. L’episodio di San Paolo Belsito non è solo un fatto di cronaca, è una ferita collettiva che riguarda tutti, perché colpire un’anziana fragile significa colpire l’idea stessa di comunità e violare un principio di umanità che dovrebbe essere alla base della convivenza civile. Forse è tempo di ripartire dal ricostruire l’idea di rispetto e responsabilità, dal ridare valore alla parola “limite” e dal restituire alla fragilità la dignità che le spetta.

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