A Avellino è morto Paolo Piccolo, un giovane detenuto di 26 anni, dopo un anno di ricovero per le conseguenze di un violento pestaggio in carcere. Il giovane era rimasto vittima di un’aggressione all’interno della casa circondariale del capoluogo irpino nel 2023 e da quel giorno le sue condizioni non si erano mai riprese, riducendosi a poco più di 24 chili di peso a causa delle lesioni cerebrali.
Nonostante le denunce e le richieste d’aiuto avanzate dalla famiglia e dall’avvocato Costantino Cardiello, non era mai stata trovata una struttura sanitaria specializzata in grado di accoglierlo. La nonna di Paolo, Cira Russo, aveva condotto una battaglia pubblica per il nipote, denunciando che “Paolo è stato lasciato solo, e nessuno si è preso la responsabilità di garantirgli le cure necessarie”. La sua morte riapre ora il fronte giudiziario, poiché il decesso potrebbe aggravare la posizione degli undici imputati, facendo mutare il reato ipotizzato dai magistrati in omicidio aggravato.
La famiglia, assistita dal legale Cardiello, annuncia che continuerà a chiedere verità e giustizia, senza vendetta, ma solo che venga riconosciuto fino in fondo ciò che Paolo ha subito dietro le sbarre, in un luogo dove avrebbe dovuto essere protetto dallo Stato. Il caso di Paolo Piccolo riporta al centro dell’attenzione il tema delle condizioni di sicurezza e tutela sanitaria nelle carceri italiane, lasciando dietro di sé il dolore di una famiglia e il silenzio di un’istituzione che non è riuscita a garantire né giustizia né dignità a un detenuto.
Il pestaggio di Paolo Piccolo era avvenuto nel 2023, quando un gruppo di undici detenuti aveva preso in ostaggio un agente di polizia penitenziaria per sottrargli le chiavi della sezione, dando il via a un raid punitivo contro di lui. Paolo subì lo sfondamento del cranio e venne colpito da 26 coltellate, una delle quali perforò il polmone. Tre degli imputati hanno scelto il rito abbreviato e sono stati condannati complessivamente a 27 anni e due mesi di reclusione. Le indagini avevano ipotizzato una spedizione punitiva motivata da vecchi contrasti tra detenuti.
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