Giustizia a Nola: un milione di euro alla famiglia dell’operaio ucciso dall’amianto

Giustizia a Nola: un milione di euro alla famiglia dell’operaio ucciso dall’amianto

GiustiziaPerLeVittimeDellAmianto, finalmente una sentenza che rende giustizia dopo 8 anni di attesa!

Il Tribunale di Nola ha condannato le aziende “Nuova Sacelit S.r.l. e Italcementi S.p.A.” a risarcire la famiglia di S.M., l’elettricista morto di mesotelioma pleurico dopo aver lavorato per quasi vent’anni nello stabilimento di Volla, esposto all’amianto senza alcuna protezione. Una storia di dolore e ingiustizia che finalmente trova un po’ di giustizia.

S.M. ha lavorato nello stabilimento Sacelit dal 1974 al 1992, operando in reparti ad alta polverosità e dedicandosi alla manutenzione degli impianti. Per due decenni, ha inalato ogni giorno le fibre killer dell’amianto, senza che le aziende fornisse adeguate misure di sicurezza. Nel 2016, il verdetto crudele: mesotelioma pleurico, un tumore aggressivo e incurabile direttamente legato all’esposizione all’asbesto.

La sentenza del Tribunale di Nola non si limita a un risarcimento economico, “È il riconoscimento – sottolinea Bonanni – non solo della responsabilità di chi ha esposto i lavoratori a un pericoloso cancerogeno, ma anche della sofferenza profonda di un’intera famiglia costretta a convivere con la perdita e con l’ingiustizia”. La corte ha accertato la “mancata tutela della salute” del lavoratore, stabilendo un nesso causale inequivocabile tra la prolungata esposizione alle polveri d’amianto e la malattia mortale.

“Questa sentenza rappresenta un atto di giustizia che arriva dopo anni di dolore e di attesa”, ha commentato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) e legale della famiglia. La storia di S.M. era già stata ufficialmente riconosciuta dall’Inail, che aveva confermato l’origine professionale del mesotelioma, e il suo nome è iscritto nel Registro Regionale dei Mesoteliomi della Campania, tragica mappa di un’epidemia silenziosa.

La speranza è che simili tragedie non si ripetano più, e che la sicurezza sul lavoro non sia più un optional. “Dietro ogni sentenza – conclude Bonanni – ci sono volti, famiglie, vite spezzate, ma anche la speranza che simili tragedie non si ripetano più”. Continueremo a batterci in tutta Italia per la tutela delle vittime e dei loro diritti.

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