GiustiziaSociale #Napoli #Gesco: un anno dopo, Sergio D’Angelo rinviato a giudizio per aver difeso i lavoratori.
A un anno dalle proteste che scossero Napoli, il fondatore di Gesco, Sergio D’Angelo, è stato rinviato a giudizio con accuse che sembrano più una vendetta politica che un reale intento di giustizia. “ho manifestato insieme a chi aveva perso il lavoro. La mia colpa sarebbe quella di aver preso posizione, di essere sceso in strada quando trecento persone venivano lasciate senza reddito. L’ho fatto allora, lo rifarei domani”. Queste parole di D’Angelo, consigliere comunale e candidato alle elezioni regionali, sintetizzano la sua posizione e il motivo per cui è finito sotto accusa.
La storia risale al momento in cui la rescissione anticipata del contratto tra Gesco e l’Asl Napoli 1 Centro portò alla perdita del lavoro per centinaia di operatori sociali. D’Angelo, senza esitazioni, scese in piazza al fianco dei dipendenti per chiedere la salvaguardia dei livelli occupazionali, un gesto che, secondo l’accusa, lo renderebbe colpevole. “Tradotto – ha scritto sul suo profilo Facebook – ho manifestato insieme a chi aveva perso il lavoro”.
Tutto il gruppo di imprese sociali Gesco ha espresso solidarietà al suo fondatore, sottolineando che le manifestazioni si sono svolte in maniera civile, senza alcun danno per la città né per le persone. “Abbiamo manifestato tutti pacificamente – ha dichiarato il presidente Giacomo Smarrazzo – ed è inaccettabile che si accusi Sergio D’Angelo come se fosse il capopopolo di una rivolta”.
La vicenda mette in luce una questione più ampia, legata al diritto al lavoro e alla possibilità per i cittadini di esprimere le loro preoccupazioni senza essere perseguiti legalmente. Il caso D’Angelo, candidato con Alleanza Verdi Sinistra nella coalizione che sostiene Roberto Fico, assume così una valenza politica, con il sospetto che il rinviato a giudizio sia più una mossa elettorale che un atto di giustizia. “Succede proprio adesso, a quattro settimane dal voto. Una coincidenza che faccio fatica ad accettare serenamente”.
In un momento in cui il welfare e l’occupazione sono temi cruciali per la comunità, Gesco ribadisce la sua posizione: “Chi oggi punta il dito contro D’Angelo – conclude Smarrazzo – lo punta contro tutto il nostro mondo. Le battaglie per il welfare e per l’occupazione non possono essere strumentalizzate. Il diritto al lavoro non può diventare un caso giudiziario, soprattutto a poche settimane dalle elezioni regionali”.
La vicenda di Sergio D’Angelo e di Gesco non è solo una storia di proteste e licenziamenti, ma rappresenta un punto di svolta nella lotta per i diritti dei lavoratori e per la giustizia sociale a Napoli. La città osserva con attenzione, consapevole che la vera posta in gioco non è solo il destino di un imprenditore e politico, ma il futuro del welfare e dell’occupazione nella regione Campania.
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