L’eco di un’inchiesta sul mondo accademico di Napoli risuona forte e chiaro, e non si tratta di un caso qualsiasi. Il fulcro della vicenda è Maria Rosaria Boccia, un’imprenditrice di Pompei, il cui titolo di laurea conseguito presso l’Università telematica Pegaso è ora sotto scrutinio. Le indagini, portate avanti dalla Procura partenopea, si concentrano su ciò che sembrerebbe un plagio di vastissime proporzioni.
Secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza, la tesi in Economia e Management, intitolata “Sistema Sanitario Nazionale: luci e ombre di un’eccellenza italiana stretta dai vincoli della finanza pubblica”, potrebbe essere stata copiata per ben il 91% del suo contenuto. Di fatto, circa il 70% del lavoro sarebbe riconducibile a una tesi discutibile da una studentessa nel 2018 presso la Luiss di Roma. Se confermate, queste accuse porterebbero a contestazioni di reato di falso.
Ma non è tutto. L’indagine si estende anche alla “Dichiarazione di originalità dell’elaborato”, un documento cruciale che accompagna la consegna della tesi e che attesta la paternità del lavoro presentato. Qualora si confermasse l’illecito, anche questa attestazione di originalità verrebbe messa in discussione, rendendo la situazione ancora più complessa.
“Abbiamo sentito un forte rumore e poi il caos”, racconta un residente dell’area, evidenziando come l’inchiesta abbia suscitato forte preoccupazione non solo a Pompei, ma in tutta la comunità accademica locale. La notifica della conclusione delle indagini è solo un passo preliminare: da qui in avanti, Maria Rosaria Boccia avrà l’opportunità di difendersi, depositando memorie o richiedendo un interrogatorio.
Ma la vera domanda rimane: cosa accadrà adesso? Le prossime ore potrebbero rivelarsi decisive per chiarire ulteriormente i contorni di questa vicenda intrigante che, senza dubbio, continuerà a far discutere tra i cittadini e nell’ambiente universitario.

